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Le radici nel cuore

Le radici nel cuore

L’infanzia dura solo una manciata di anni. Rispetto ad una vita intera, se si ha la fortuna di arrivare ad età avanzata, restiamo bambini solo per un tempo molto limitato. Un tempo, però, che nel vissuto soggettivo conosce solo i limiti degli anni che ci sono dati per vivere. Lì, in quello spazio, in quel tempo, in quel mentecorpo bambino affondano le nostre radici. Il terreno può essere quanto più o quanto meno favorevole, ma grandi o piccole, solidi o fragili, le radici sono il perno da cui il bambino prima e l’adulto dopo prende spazio nel mondo e si dilata.

La casa d’infanzia, mamma e papà, i legami o gli incontri significativi che restano dentro: un reticolo di forme, tradizioni, abitudini, sensazioni da cui, piano piano, ci si distanzia, chi più che meno (chi mai), per aprire le proprie ali nel mondo.

E così il viaggio della vita avanza con una certezza di fondo: non importa se il mio porto sia solido oppure soggetto ad alcune o molte turbolenze, intero o spezzato, accogliente o inospitale, ma il cuore sa che un logo dove far ritorno se le ali si spezzano c’è sempre.

La morte dei propri genitori rappresenta la perdita definitiva di quel luogo di ritorno. Orfano non è solo il bambino dagli occhi grandi, lucidi e disorientati che ci si dipana di fronte quando pensiamo a questa condizione. Orfano è anche il giovane o l’adulto che, ormai in volo da pochi o molti anni, vive in contatto con l’abisso che si apre di fronte alla viscerale consapevolezza che in quel porto, amato oppure odiato, contemplato o disprezzato, non potrà mai più fare ritorno. La parola giusta, l’espressione, l’abbraccio, l’ennesima incomprensione, ma anche quella stanza, quel tavolo, quell’odore… Tutto si riduce ad un ricordo che negli anni si sfuma, ma che resta dentro come un pugno o una nostalgica carezza, un soffio di vento.

Dall’essere orfani non si “guarisce”. È una condizione di vita. Non si supera. È un ritornello che canta in pancia ad ogni passaggio di vita o così a caso, negli interstizi delle giornate più piene o nel vuoto della notte. È un brivido che attraversa il corpo mentre continui a volare nel mondo portandoti dentro quelle radici, in un posto sicuro che sai che resta. Il cuore.